Molto prima dei social media, del personal branding e delle newsletter, Carrie Bradshaw aveva già costruito qualcosa che oggi definiremmo un brand personale. Eppure, il mondo in cui si muoveva — quello raccontato in Sex and the City — è profondamente diverso da quello di oggi. Niente algoritmi, niente contenuti da pubblicare ogni giorno. Solo una rubrica settimanale, una voce riconoscibile e New York come sfondo e ispirazione costante.

Negli anni ’90, essere freelance significava soprattutto avere uno spazio editoriale. Carrie scriveva per un giornale e il suo lavoro era centrato su una cosa sola: scrivere.

Oggi, essere freelance è qualcosa di molto più stratificato. Non basta avere una competenza: bisogna saperla raccontare, comunicare e adattare. Scrivere, ma anche gestire un profilo Instagram, costruire un portfolio, aggiornare LinkedIn e trovare nuovi clienti.

Carrie viveva una forma di libertà diversa. Più lineare, forse più romantica. Aveva una relazione diretta con il suo lavoro e con il suo pubblico. Oggi, invece, la visibilità è diventata parte integrante del mestiere.

C’è poi il tema dell’identità. Carrie aveva una voce forte, riconoscibile e coerente. Ed è forse questa la lezione più attuale: in un contesto in cui tutto cambia rapidamente, avere un punto di vista resta il vero elemento distintivo.

Essere una giovane donna freelance oggi, in una città come Milano, significa muoversi in un ecosistema più veloce e competitivo rispetto a quello di Carrie. Ma significa anche avere più strumenti, più possibilità e maggiore accesso.

Forse la differenza più grande sta proprio qui: Carrie lavorava all’interno di un sistema già definito, mentre oggi molte freelance costruiscono il proprio sistema mentre ci stanno dentro.

Funzionerebbe ancora? Probabilmente sì, ma in modo diverso. Forse avrebbe una newsletter, un podcast o un profilo Instagram curatissimo. Ma una cosa resterebbe invariata: la sua voce.

Perché, al di là delle epoche e degli strumenti, essere freelance significa trovare un modo per esistere professionalmente alle proprie condizioni.

Di Giulia Gorret

Una voce, due epoche

Tra rubriche, social media e personal branding, il lavoro freelance è cambiato profondamente. Alcune sfide, però, sono rimaste le stesse.

Gli strumenti cambiano. A fare la differenza resta sempre la voce.

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